Valentina Parisi “Verso le rovine di Čevengur” Vasilij Golovanov

Vasilij Golovanov. Verso le rovine di Čevengur. Adelphi Vasilij Golovanov. Verso le rovine di Čevengur. Adelphi

Valentina Parisi
“Verso le rovine di Čevengur”
Vasilij Golovanov
Adelphi

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Nell’impulso irrefrenabile che ci spinge talora a strapparci alla nostra sedentarietà e a partire verso una meta ignota non c’è quasi mai nulla di razionale; sono piuttosto le nostre antenne a suggerirci su quali sentieri potrà placarsi, forse, l’irrequietezza che ci consuma. Lo sa bene Vasilij Golovanov, che ha elevato la prassi del «viaggio insensato», oltre che a esercizio spirituale, a vero e proprio genere letterario. Le sue «derive» ci conducono verso destinazioni improbabili, e non importa che si tratti della sorgente quasi invisibile dello sterminato Volga o del suo delta nel Mar Caspio – uno dei «luoghi più volatili della Storia», dove ogni ondata migratoria ha lasciato, come su una lavagna, una traccia di civilizzazione inesorabilmente rimossa da quella successiva. Dalle steppe dove la Russia europea si smarrisce nei meandri dell’Asia centrale fino alla mitica località di Čevengur, scaturita dall’immaginazione di Platonov, passando per la tenuta aristocratica di Prjamuchino, culla dell’anarchico Michail Bakunin – di cui ripercorre, in modo a dir poco strepitoso, le tragicomiche vicende –, Golovanov esplora il complesso rapporto di filiazione tra lingua e territorio, spazio geografico e luogo metafisico. Nella convinzione che solo inoltrandoci in questi labirinti potremo davvero comprendere la letteratura russa, altrimenti destinata a restare per noi indecifrabile al pari di un’iscrizione cuneiforme.

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Valentina Parisi è traduttrice dal russo, dal polacco, dal tedesco e dall’inglese per numerose case editrici italiane. Dal russo ha tradotto opere di filosofi russi (Pavel Florenskij, Lev Sestov) e curato l’edizione italiana dei taccuini di viaggio dello scenografo dei Balletti Russi Léon Bakst In Grecia con Serov (Excelsior 1881, 2012). Tra i molti autori russi da lei tradotti si ricordano Anton Čechov, Vasilij Grossman, Andrej Platonov, Marina Cvetaeva, Arkadij e Boris Strugackij. Nel 2011, per la traduzione di Seppellitemi dietro il battiscopa di Pavel Sanaev (Nottetempo, 2011) ha vinto il premio “Russia-Italia. Attraverso i secoli”; mentre nel 2017 è stata nominata nella short list del Premio Gorky per la traduzione letteraria dal russo con L’isola di Sachalin di Anton Čechov (Adelphi, 2017). Nell’autunno 2022  è stata Paul Celan Fellow all’Institut für die Wissenschaften vom Menschen per lavorare all’edizione italiana di Zhivye lica (Volti vivi) di Zinaida Gippius.

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