Giuseppe Guerrini “Beato Giovenale Ancina. Il vescovo della porta accanto”

Beato Giovenale Ancina. Beato Giovenale Ancina.

Giuseppe Guerrini
vescovo emerito di Saluzzo
“Beato Giovenale Ancina. Il vescovo della porta accanto”
di Giovanni Gisolo

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È dedicato alla straordinaria figura del Beato Giovanni Giovenale Ancina, vescovo di Saluzzo tra il 1602 ed il 1604, l’ultimo lavoro letterario del canonico don Giovanni Gisolo, uscito postumo dopo la sua scomparsa avvenuta a novembre 2021 all’età di 94 anni. “Il Vescovo della porta accanto” lo definisce don Gisolo nel libro, spiegando, nella postfazione, come “l’Ancina ha considerato il ministero del vescovo e la missione della Chiesa nella tribolata ed estenuante esperienza di pastore che ha amato la diocesi con tutte le sue forze”.
Nessuno meglio dell’archivista della diocesi, ruolo che ha ricoperto per ben 27 anni, poteva tracciare la figura di questo Beato: tra i preziosi documenti conservati in archivio ci sono tangibili testimonianze del suo profondo attaccamento ad una diocesi che ha guidato seppur solo per tre anni.
Nato a Fossano il 19 ottobre 1945, primo di quattro figli, due maschi e due femmine, Giovanni Ancina viene colpito da piccolo da una grave infermità dalla quale guarisce dopo che i genitori hanno chiesto l’intercessione di San Giovenale, patrono di Fossano. Da questo momento al nome di Giovanni viene affiancato quello di Giovenale. Dopo la laurea in medicina, discussa a Torino nel 1567, l’Ancina si trasferisce a Roma col fratello Matteo e qui incontra la figura di padre Filippo Neri che diviene il suo ispiratore.

Giuseppe Guerrini ospite ne “il posto delle parole”

Ordinato sacerdote a Roma il 9 maggio 1582, viene inviato da padre Filippo al servizio delle case Oratoriane di Napoli. Tornato a Roma per quattro anni, il Papa Clemente VIII lo vuole vescovo di Saluzzo.
Fondamento del suo apostolato – scrive don Gisolo – la devozione eucaristica con un impegno pastorale secondo l’esempio di Filippo Neri. La sua morte avvenuta il 26 agosto 1604 è avvolta nel mistero, si ipotizza un avvelenamento.
Il processo di beatificazione ebbe avvio nel 1619 per iniziativa del vescovo di Saluzzo Ottavio Viale e si concluse con la proclamazione, da parte di Papa Leone XIII, il 9 febbraio1890 e in Saluzzo il 29, 30 e 31 agosto di quell’anno.
Il certosino lavoro di don Gisolo racconta la figura del Beato Ancina partendo dalle vicende del marchesato di Saluzzo, della sua famiglia fossanese, per arrivare alle controverse vicende della sua elezione a vescovo in un momento storico difficile per la chiesa, ricordando le figure ispiratrici della sua opera, i santi Filippo Neri e Francesco di Sales, quest’ultimo incontratosi proprio con l’Ancina nel maggio 1603 a Carmagnola che allora faceva parte della diocesi saluzzese.
Il canonico ricorda anche che nell’archivio storico della curia è conservato, quale prezioso cimelio, un libro dell’Ancina, da lui impreziosito di postille. Tra queste quella in cui spiega che il volume era di Giovenale e dei poveri di Cristo.
Dicono i biografi – riporta don Gisolo – che nulla egli voleva possedere in proprietà individuale, tutto ciò che gli apparteneva era dei poveri.
“Tutti coloro che leggeranno questo libro e che transitano questo tempo, così restio a fare memoria, possano essere spronati a scelte di vita piena di senso, colma di gioia, illuminata di Vangelo”, scrive mons. Cristiano Bodo, vescovo di Saluzzo e quindi successore dell’Ancina, nella prefazione, ringraziando il canonico Giovanni Gisolo “per la sua instancabile operosità”, messa in atto fino ai 94 anni come dimostra questo prezioso libro sulla vita e sulle opere del nostro Beato.


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