Aldo Dalla Vecchia – Vita da giornalaia

Aldo Dalla Vecchia Aldo Dalla Vecchia "Vita da giornalaia" Murena Editrice

“Vita da giornalaia”
Aldo Dalla Vecchia
Murena Editrice

Il potere aggregante della nostalgia, che è senza dubbio “una carezza pesante”, rappresenta il motore mobile (intriso di suggestioni, emozioni, voglia di condivisione) di Vita da giornalaia.

Aldo Dalla Vecchia, abituato a intercettare e assecondare le esigenze del vasto pubblico della tv e della stampa popolare, sa bene che attraverso il ricordo, a volte ammantato di rimpianto, di certe trasmissioni e alcuni personaggi storici che – mi sia concesso il gioco di parole – hanno fatto grande il piccolo schermo possiamo riconoscerci, sorriderci, stringerci la mano. O spingerci fino a un abbraccio, seppure simbolico. Superstiti di un’era che purtroppo marcia verso il tramonto.

Lo fanno i due protagonisti sul palco, fuori e dentro quella cornice di scena che li rende vitali, ben oltre il tempo della rappresentazione; con la complicità del pubblico di coetanei (l’anagrafe non conta: siamo tutti coetanei, figli del piccolo schermo), disposti a farsi cooptare nella ballata della memoria. A tratti confortante, a tratti spiazzante.

Perché il passato è sempre migliore, soprattutto se filtrato da originali spettrometri come Rin Tin Tin, Furia, Studio 1, Rischiatutto, Portobello; soprattutto se fissato sui volti immutabili dei teledivi: Milly Carlucci, Raffaella Carrà, Paolo Limiti… E degli altri. Quelli che abbiamo ammirato o detestato durante i pur fugaci frame di esistenze da giornalaia che ognuno di noi ha potuto vivere.
Mariano Sabatini

Come comincia “Vita da giornalaia”
Fin da piccolo mi piaceva immensamente leggere e scrivere, fin da piccolo volevo diventare giornalista e lavorare in televisione. Grazie a ostinazione, pazienza, e a un pizzico di fortuna, all’età di nemmeno vent’anni ho realizzato i miei desideri. Con un’immagine viva e ben presente, oggi come allora: la giornalaia dell’edicola in piazza di quando ero bambino. Ogni volta che potevo mi precipitavo da lei, nel suo regno al centro del paese, per fare incetta di carta stampata e inebriarmi delle nuove uscite, fossero fumetti, fotoromanzi, guide televisive, riviste di cronaca rosa, settimanali di attualità, album di figurine, pubblicazioni di enigmistica. E la giornalaia, che alzava la saracinesca alle sette di mattina e la abbassava alle sette di sera, era il mio mito: avrei adorato essere lei, e passare la vita dentro una casetta di vetro foderata di quotidiani, settimanali, quattordicinali, mensili, da annusare, sfogliare, leggere, rileggere, studiare, raccogliere, ritagliare, conservare. Oggi che lavoro fra stampa e tivù da diversi lustri, ho finalmente realizzato quel mio antico sogno d’infanzia, e la vita da giornalaia è per me la più bella possibile.
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