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Nicola Perullo “Università Diffusa”

Nicola Perullo "Università Diffusa"

Nicola Perullo
“Università Diffusa”
Università di Scienze Gastronomiche, Pollenzo
Responsabile scientifico del progetto “Università Diffusa”
Professore Ordinario di Estetica,
Delegato del Rettore alle relazioni internazionali
Direttore del Corso di Dottorato in Ecogastronomia, Formazione e Società
Direttore del Master of Gastronomy: Creativity, Ecology and Education.

unisg.it

Petrini: «L’Università Diffusa favorirà il dialogo tra le conoscenze accademiche e i saperi tradizionali»

A Terra Madre Salone del Gusto si gettano le basi per il nuovo progetto promosso dell’Università di Pollenzo.

«L’idea dell’Università Diffusa è emersa come naturale sviluppo di Terra Madre e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, entrambe nate nel 2004 e oggi diventate realtà riconosciute a livello internazionale» osserva Carlo Petrini, presidente di Slow Food lanciando uno dei progetti di più ampio respiro di questa dodicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, dal 20 al 24 settembre a Torino.

«Terra Madre è innanzitutto una rete presente in 160 Paesi con migliaia di delegati che in questo momento si stanno preparando a venire a Torino. In questi anni Slow Food si è concentrata sempre di più sulla valorizzazione dei prodotti che finalmente vengono riconosciuti come patrimonio universale e inestimabile. Molto lo dobbiamo all’idea dei Presìdi Slow Food: non solo abbiamo allargato le fila di chi difende l’agrobiodiversità, ma abbiamo anche trovato una via per rafforzare le economie locali e delle comunità. Perché una volta tutto questo veniva considerato come folklore, ma oggi tutti i sindaci, i produttori e gli artigiani sanno qual è il valore del prodotto che contraddistingue ogni singola città d’Italia. Anche nelle nostre valli ci sono tantissimi giovani, coscienti di ciò che hanno nelle mani e che stanno ricostruendo intere economie nelle zone marginali. Queste realtà sono veri centri di cultura: un casaro che sa produrre un ottimo formaggio merita lo stesso rispetto e attenzione di un accademico. Ma il dialogo ci può essere solo tra pari e per realizzarlo bisogna partire dalla convinzione che nessuno dei due ha la verità. I saperi tradizionali, inoltre, sono un soggetto fondamentale per dare le risposte al cambiamento climatico, che è causato da un sistema agroalimentare globale responsabile per il 21% delle emissioni clima alteranti. Pensate che l’intero sistema di trasporti incide per il 18 %. Solo cambiando il nostro comportamento quotidiano possiamo offrire una soluzione per risolvere questo problema e rafforzando il dialogo tra saperi. È per questo che stiamo costruendo un terreno sul quale il percorso della rete di Terra Madre e quello dell’Università di Scienze Gastronomiche si possano finalmente integrare: è così che nasce l’Università Diffusa».

«A partire dal nostro piccolo Ateneo, siamo riusciti a generare processi virtuosi, soprattutto riguardo alla cosiddetta Terza Missione, cioè la capacità di incidere in modo positivo sulla vita dei cittadini e sul territorio. La nostra università si occupa di cibo a 360 gradi, ma non solo: ci proponiamo di realizzare la sostenibilità alimentare, ossia il diritto delle comunità a disegnare un sistema alimentare consono alle proprie esigenze. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo appurato che la strada classica dell’accademia non basta, perché genera processi verticali tra chi sa e chi non sa: noi invece daremo avvio a processi orizzontali. Nel mondo c’è un interesse sul cibo reale e diffuso che nasce dal basso e che determina il nostro benessere e la nostra felicità. Ma le università e i centri di formazione classici non sono più in grado di rispondere efficacemente a questa esigenza. La grande sfida è l’accesso alla conoscenza, la democratizzazione del sapere. Ecco perché noi crediamo che i saperi accademici debbano prestare attenzione ai saperi contadini. Infine, l’altro elemento che ci ha convinti a dare il via all’Università Diffusa è la necessità di nuove piattaforme: non possiamo studiare le comunità e dire loro quello che devono fare, ci vogliono piattaforme che consentano la condivisione e lo scambio orizzontale di esperienze. Noi dell’Università di Pollenzo ci poniamo come facilitatori per consentire l’accesso alla formazione in campo alimentare per tutti» ha sottolineato il Rettore del’Università di Scienze Gastronomiche, Andrea Pieroni.

A Torino, venerdì 21 e sabato 22 si riuniscono 500 accademici, ricercatori e formatori del settore alimentare di tutto il mondo per porre le basi dell’Università Diffusa, mettendo in condivisione le loro esperienze e le loro idee. A questo indirizzo trovate il programma dei lavori dell’Università Diffusa. https://www.unisg.it/terra-madre-salone-del-gusto-2018/universita-diffusa/

Quello proposto dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo è uno dei progetti di ampio respiro per gli anni a venire che prendono il via con questa dodicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, ma non è la sola novità di cui si è parlato stamattina durante la conferenza stampa: «Tra i tantissimi elementi da mettere in evidenza per questa edizione ci sono le aree #foodforchange con cui raccontiamo al pubblico le tematiche di cui Slow Food si è occupato in questi anni – Slow Meat, Slow Fish, Cibo e salute, Semi e biodiversità, Api e insetti – grazie alle parole di esperti e scienziati, chef, produttori e all’intervento dei delegati di Terra Madre. La seconda novità, rispetto alla storia della manifestazione, è l’evento diffuso in città e regione grazie al programma di eventi del Terra Madre IN. E poi, c’è la possibilità di vivere la manifestazione fino a mezzanotte, grazie alla Piazza della birra artigianale e delle cucine di strada nel piazzale antistante l’Oval e all’Enoteca e ai food truck a Palazzo reale» ha raccontato Roberto Burdese, membro del comitato esecutivo internazionale di Slow Food.


Nicola Perullo
“Il gusto non è un senso ma un compito”
Mimesis Edizioni

mimesisedizioni.it
Questo saggio è il proseguimento di “Epistenologia. Il vino e la creatività del tatto”, pubblicato con Mimesis nel 2016. Da un lato, approfondisce e chiarisce aspetti e temi che lì erano presenti in nuce; dall’altro, presenta nuove elaborazioni di una ricerca che non cessa di rivelare nuovi sentieri per un approccio complessivo alla creatività della vita, attraverso e con il vino.


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