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Maurizio Zaccaro “La scelta”

Maurizio Zaccaro "La scelta" Vallecchi Firenze

Maurizio Zaccaro
“La scelta”
L’amicizia, il cinema, gli anni con Ermanno Olmi
Vallecchi Editore

Maurizio Zaccaro “La scelta”

È nel 1978 quando Maurizio Zaccaro inizia a lavorare con Olmi. Da quel momento si instaurerà un rapporto di collaborazione e amicizia che durerà quattro decenni. Questo libro è una traccia molto intima di quegli anni, scritta da un testimone sincero e fedele che pagina dopo pagina disegna il ritratto del proprio “maestro”.

Il regista Ermanno Olmi nasce a Treviglio, in provincia di Bergamo, il 24 luglio 1931 da una famiglia contadina dalle profonde convinzioni cattoliche. Rimasto orfano di padre, morto durante la guerra, frequenta prima il liceo scientifico, poi il liceo artistico senza però portare a termine gli studi.
Giovanissimo, si trasferisce a Milano, dove si iscrive all’Accademia di Arte Drammatica per seguire i corsi di recitazione; nello stesso tempo, allo scopo di mantenersi, trova un lavoro presso la Edisonvolta, dove già lavorava la madre.L’azienda gli affida l’organizzazione delle attività ricreative, in particolare quelle relative al servizio cinematografico. In seguito viene incaricato di riprendere e documentare le produzioni industriali: è il momento buono di dimostrare la sua intraprendenza e il suo talento. Infatti, pur con quasi nessuna esperienza alle spalle dirige, tra il 1953 ed il 1961, decine di documentari, tra i quali “La diga sul ghiacciaio” (1953), “Tre fili fino a Milano” (1958), “Un metro è lungo cinque” (1961).
Al termine di questa esperienza, si nota come in tutti gli oltre quaranta documentari sia preminente l’attenzione sulla condizione degli uomini che lavorano nelle strutture aziendali, modello interpretativo della realtà che contiene già embrionalmente caratteristiche peculiari dell’Olmi cinematografico.
Nel frattempo debutta nel lungometraggio con “Il tempo si è fermato” (1958), una storia imperniata sull’amicizia fra uno studente ed un guardiano di diga che si dipana nell’isolamento e la solitudine tipici della montagna; sono i temi che si ritroveranno anche nella maturità, una cifra stilistica che privilegia i sentimenti delle persone “semplici” e lo sguardo sulle condizioni provocate dalla solitudine.
Un biennio più tardi Olmi conquista i favori della critica con “Il posto” (realizzato con la casa di produzione “22 dicembre”, fondata insieme ad un gruppo di amici), opera sulle aspirazioni di due giovani alle prese con il loro primo impiego. La pellicola ottiene il premio OCIC e il premio della critica alla Mostra di Venezia
L’attenzione al quotidiano, alle cose minute della vita, viene ribadita nel successivo “I fidanzati” (1963), vicenda d’ambiente operaio venata d’intimismo. E’ poi la volta di “…E venne un uomo” (1965), biografia attenta e partecipe di Giovanni XXIII, priva di scontati agiografismi.
Dopo un periodo contrassegnato da lavori non del tutto riusciti (“Un certo giorno”, 1968; “I recuperanti”, 1969; “Durante l’estate”, 1971; “La circostanza”, 1974), il regista ritrova l’ispirazione dei giorni migliori nella coralità de “L’albero degli zoccoli” (1977), Palma d’oro al Festival di Cannes. Il film rappresenta uno sguardo poetico ma al tempo stesso realistico e privo di gratuite concessioni sentimentali al mondo contadino, qualità che ne fanno un assoluto capolavoro.
Nel frattempo si trasferisce da Milano ad Asiago e, nel 1982, a Bassano del Grappa, fonda una scuola di cinema “Ipotesi Cinema”; parallelamente realizza “Cammina cammina”, ove si recupera nel segno dell’allegoria la favola dei Magi. In questi anni gira molti documentari per la Rai e alcuni spot televisivi. Segue una grave malattia, che lo terrà a lungo lontano dalle cineprese.
Il rientro avviene nel 1987 con il claustrofobico ed angoscioso “Lunga vita alla signora!”, premiato a Venezia con il Leone d’argento; otterrà il Leone d’oro l’anno seguente con “La leggenda del santo bevitore”, lirico adattamento (firmato da Tullio Kezich e dal regista stesso) di un racconto di Joseph Roth.
A distanza di cinque anni, licenzia invece “La leggenda del bosco vecchio”, tratto da un racconto di Dino Buzzati e interpretato da Paolo Villaggio, evento piuttosto raro per Olmi, che solitamente preferisce interpreti non professionisti. L’anno seguente dirige “Genesi: la creazione e il diluvio” all’interno del vasto progetto internazionale “Le storie della Bibbia” prodotto anche da RaiUno.
Tra le annotazioni tecniche va ricordato che Ermanno Olmi, come Pier Paolo Pasolini cui la critica spesso lo accomuna per la sua attenzione all’universo degli umili e per il recupero delle dimensioni tradizionali e territoriali, è spesso contemporaneamente operatore e montatore dei suoi film.
Tra i suoi ultimi lavori ricordiamo “Il mestiere delle armi” (2001), “Cantando dietro i paraventi” (2003, con Bud Spencer), “Tickets” (2005), “Giuseppe Verdi – Un ballo in maschera” (2006), fino al suo ultimo film “Centochiodi” (2007), che chiude definitivamente la sua carriera di regista cinematografico. Successivamente Ermanno Olmi continua a restare dietro le cineprese per realizzare documentari, proprio come all’inizio della sua lunga e blasonata carriera.
Malato da tempo, muore all’età di 86 anni ad Asiago il 7 maggio 2018.

Maurizio Zaccari, i suoi film:
Tra i suoi film come regista, sceneggiatore, autore delle musiche, montatore, direttore della fotografia, ricordiamo:
Nour (2019), Il sindaco pescatore (2016), O’ professore (2007), Cristallo di rocca – Una storia di Natale (1999), Un uomo perbene (1999), Il carniere (1997), Cervellini fritti impanati (1996), L’articolo 2 (1993), La valle di pietra (1992), Dove comincia la notte (1991), L’attesa (1991), Maicol (1988), Lunga vita alla Signora! (1987), Tre con le mani in tasca (1987), Mediatori e carrozze (1985), Robinson in laguna (1985), Stazioni (1985), Non fare il cretino… amami! (1985), Filmfetore (1984), Via Scarlatti 20 (1984), La faccia nascosta della luna (1983),


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