Maria Antonella Pratali “Il passo del bacio”

Maria Antonella Pratali. Il passo del bacio. Neos Edizioni. Maria Antonella Pratali. Il passo del bacio. Neos Edizioni.

Maria Antonella Pratali
“Il passo del bacio”
Neos Edizioni

www.neosedizioni.it

A Camogli una donna ritrova il suo maestro di pianoforte.
E scopre che dopo ventidue anni, l’odio, che sembrava essersi trasformato, era ancora lì, intatto.
Perché allora lei era una bambina, lui un predatore.
Una storia potente e attuale per dare voce a chi non ha avuto il coraggio di far sentire la propria.

“Lei voleva sapere perché ho smesso di suonare, e io glielo sto spiegando”.
Un uomo di 52 anni muore precipitando dal Passo del Bacio sul “Sentiero dei tubi”, la ferrata che segue il percorso dell’antico acquedotto che riforniva di acqua la città di Camogli. Secondo la donna che era insieme a lui e che ha chiamato i soccorsi, l’uomo ha perso l’equilibrio ed è scivolato.
Qualche giorno prima un incontro casuale sul treno che attraversa la Liguria riapre una ferita che Fulvia credeva di essere riuscita a rimarginare. Uno sguardo, un gesto, un passo familiare: basta un attimo perché il passato torni a imporsi con tutta la sua violenza. Fulvia si rivede a otto anni, caschetto biondo, gambette secche e vestitini colorati. Si rivede durante le lezioni di pianoforte che il suo maestro, Marco, allora trentenne, sapeva trasformare in un’avventura musicale. Note, melodie e carezze sempre più insistenti. Perché Marco era ed è un pedofilo. Un predatore, un devastatore di bambini.

Ventidue anni dopo Fulvia non è più la ragazza fragile di allora, è una donna adulta, forte e fermamente decisa a impedire che altre giovani vittime possano cadere nella stessa rete di ambiguità e sopraffazione in cui era caduta lei da bambina. Nel continuo alternarsi tra presente e memoria, la sua storia prima si intreccia a quella dell’ex maestro di pianoforte, poi si dipana in un gioco parallelo di rimandi che prova a chiarire le radici e le dinamiche oscure dell’abuso e le sue devastanti conseguenze.
Attraverso una narrazione lucida e misurata, mai retorica né indulgente, il romanzo affronta il dolore, la fatica della ricostruzione di sé e il coraggio della presa di coscienza. Sullo sfondo, Genova e la Liguria di levante: il mare, le scogliere a picco, i profumi intensi di una terra che accompagna, contrasta e dona sollievo al dramma interiore dei personaggi.
Una storia potente, attuale, capace di scuotere e coinvolgere il lettore fino all’ultima pagina.
“Io non ho ucciso, ma non provo pietà. Il destino ha deciso che non c’è redenzione per chi violenta l’innocenza. Solo silenzio. Ora posso respirare”.

Spiega l’Autrice: «Questo libro nasce da ascolti attivi ed empatici, avvenuti nel corso di oltre trent’anni di insegnamento in scuole private e pubbliche, italiane e straniere. Le vicende narrate e le emozioni che attraversano i personaggi, totalmente inventati, sono state ispirate anche da dichiarazioni pubbliche, articoli, interviste e testimonianze di vittime di molestie o abusi. I possibili esiti patologici e le difficoltà relazionali che conseguono a esperienze di abuso, e che affiorano nei personaggi del romanzo, trovano riferimento in varie ricerche in ambito psicologico. Questo romanzo desidera dare voce anche a chi non ha avuto, o non ha ancora, il coraggio di far sentire la propria. E vuole invitare gli adulti a rendersi disponibili a un ascolto autentico e a uno sguardo aperto e attento, capaci di accogliere anche le verità più difficili e scomode».

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