Laura Ragone “Quattro volte me” Maria Lazar

Maria Lazar. Quattro volte me. Edizioni Adelphi. Maria Lazar. Quattro volte me. Edizioni Adelphi.

Laura Ragone
“Quattro volte me”
Maria Lazar
Edizioni Adelphi

www.adelphi.it

Traduzione di Laura Ragone
A cura di Albert C. Eibl

Le piccole donne di Maria Lazar sono Grete, Anette, Ulla e l’anonima narratrice che parla in queste pagine. La sua confessione, concitata e rapinosa, suscita in noi un crescente turbamento, perché la sua voce si mimetizza con le altre, a scuola le capita di dimenticare il suo nome, di rispondere all’insegnante con la voce di Grete, di scrivere un tema con la grafia di Ulla, di patire nella carne il dolore delle amiche. Una presenza, che lei chiama «l’Estranea», la spia dagli specchi e dalle finestre, e si fa via via sempre più ardita e invadente. Ma è proprio questa natura frantumata e plurima a fare di lei la cronista di una storia collettiva. La storia di Grete, che sembra sedere «in una nube tiepida e fragrante»; di Ulla, «occhi d’acqua ghiacciata», atletica e sagace; della frivola e svagata Anette, dalle «lunghe gambe a pertica» – e di tante altre. Di tutte le giovani donne travolte dall’ansia e dallo spaesamento che spirano come un vento malevolo nell’aria di Weimar. Donne inassimilabili l’una all’altra, eppure accomunate da un unico destino: sopravvivere alla miseria, alle violenze maschili, alla degradazione – o consegnarsi alla desolante sicurezza del matrimonio. Sepolto in uno scatolone per cento anni, in attesa di essere scoperto, Quattro volte me di Maria Lazar riemerge in un’epoca che pensava di aver detto tutto sulla «situazione delle donne». E forse non era vero.

Maria Lazar (Vienna, 22 novembre 1895 – Stoccolma, 30 marzo 1948) fu una scrittrice, giornalista, traduttrice e drammaturga austriaca. Nata in una famiglia ebrea benestante di Vienna, frequentò la scuola fondata da Eugenie Schwarzwald, importante centro della vita culturale viennese. Negli anni Venti iniziò a collaborare con giornali austriaci, svizzeri e scandinavi e si affermò come autrice di romanzi e opere teatrali.
Nel 1930 ottenne un notevole successo letterario, anche grazie allo pseudonimo Esther Grenen. Con l’ascesa del nazismo fu costretta all’esilio: nel 1933 si trasferì prima in Danimarca e poi, nel 1939, in Svezia. Le sue opere, spesso caratterizzate da forte sensibilità sociale e da una lucida critica dei totalitarismi, caddero nell’oblio dopo la sua morte.
Tra i suoi lavori più noti figurano Die Vergiftung (L’avvelenamento, 1920), Leben verboten! (Vita proibita!, 1932) e Die Eingeborenen von Maria Blut (1937). Negli ultimi anni la sua produzione letteraria è stata riscoperta e rivalutata dalla critica come una delle voci più originali della letteratura austriaca del Novecento.


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