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FEDERICO PAGLIAI

Conversazione di Livio Partiti con Federico Pagliai

 

FEDERICO PAGLIAI

"IL BOSCO DI NESSUNO DI VOI"

FABBRI EDITORI

 

Il bosco di nessuno di voi non è propriamente un luogo ma un’altra parte che ciascuno può interpretare e sent ire come crede. Il libro – inconcluso per definizione perché il girotondo degli animali che lo popolano è infinito – racconta di un incanto senza tempo dove lo spirito di osservazione sulla natura si mescola, nell’autore e nel lettore, con la voglia e la determinazione di dimenticare la civiltà, di buttar via l’orologio e di qui, in definitiva, tutto il resto. Un gatto che gira randagio per il bosco, un pipistrello che si cruccia di non saper cantare, un cuculo che quel problema non ha, un riccio che non vuole esserlo, un’upupa tutta di un pezzo, un frassino che litiga con un faggio e l’immancabi le ghiro innamorato. Così le scene del bosco di Federico Pagliai non hanno memoria né coscienza della nostra realtà, ma più entriamo in quelle maglie invisibili più ci diventa insopportabile la vita che siamo costretti o abbiamo scelto di vivere. Il paese Italia, corrotto, indebitato, offeso dal cemento ci pare una mostruosità rispetto a quel mondo antico che ci raccontano le stagioni, le montagne, le piante e la vita nei campi e l’allevamento del bestiame. Pagliai è un uomo che dedica tutta la sua vita alla montagna e ce la riporta con la sua dolcezza e la sua crudeltà. Così il “mondo che gira” male viene sommerso dalle voci degli animali, da miliardi di alberi che respirano e, finalmente, dalla libertà.

 

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FEDERICO PAGLIAI

 

 

Le felci erano ormai arrivate al terzo palco: unità di misura naturale per capire se sia tempo da funghi o meno.

In una mattina di giugno, un uomo si addentra in un bosco, Quella foresta pareva chiamarlo, erano anni che ci girava intorno e solo quando la sua vita ha poi imboccato un sentiero di solitudini ha deciso di infilarsi tra quegli alberi. Di quel bosco, lui, tutto ignora. Comincia ad avanzare tra dirupi scoscesi, acque che si rincorrono giù per i pendii, ombre di foreste di abete, sdentate creste di pietra e vallate che si adagiano a terra in campi sdraiati a prendere il sole. In quel suo vagare incontra genti, animali, alberi. Ascolta le voci di ognuno di essi, capisce che la sua solitudine si trasforma, cambia colore, forma. Diventa spazio e non più vuoto. Spazio da riempire con i sentimenti che quelle storie ascoltate portano in dote, un comune sentire che abbraccia tutto l' universo e che condivide con gli abitanti di quel bosco. Dolori, gioie, timidezze, cattiverie, emozioni… Sentimenti che solo attraversandoli consentiranno a quell' uomo di conoscersi meglio, di uscire dal bosco che ognuno di noi ha sul suo percorso.

Il suo bosco, quello di nessuno di voi…Ad ognuno il suo.

 

 

 

IL POSTO DELLE PAROLE

ascoltare fa pensare

 

 

 

 

Livio Partiti: